12/11/16 - A forza di unire punti...

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A forza di unire punti, come suggerito da Ando, finiremo per circumnavigare il globo. Infatti anche per oggi è diventato obbiettivo della nostra immersione una scooterata in un posto nuovo conosciuto da Ando e sconosciuto al resto del gruppo.

Si pianificano accuratamente gas, pressioni e tutto il materiale necessario, con la previsione di impegnare diversi scooter della scuderia del gruppo… ma alla fine il gruppo (nel quale già latitano da tempo i fantasmi Azzanesi… Foxed & Steve) si assottiglia a cinque dopo la defezione di Ferru. Ci si trova ridotti in quattro, dopo la debacle di Wally… Infine, dopo un’improvviso mal di schiena di Fabri, gli intrepidi diminuiscono ulteriormente. Dopo questa ecatombe ci si trova solo in tre e, dopo qualche perplessità sull’ opportunità di impegnarci in così pochi, decidiamo di andare in ogni caso. Carichiamo il bibo di Red in modo extra-large, così come la deco di EAN50. Abbiamo previsto un profilo con l’impiego anche di ossigeno per guadagnare comunque qualche minuto sul run time complessivo che si prevede corposo. Carichiamo quindi rebs, deco, tre xk e il resto del materiale sul Nautilus e, alle 13:15 (*causa ritardi di Tato), la prua del Nautilus è rivolta ad est in A4 direzione Desenzano.

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La giornata è piacevolmente soleggiata e serena ed anche la temperatura rigida mattutina si alza sino a risultare quasi gradevole. Un buon breafing esteso durante il percorso e, quasi senza renderci conto, raggiungiamo il punto d’ingresso, istruiti da un insolitamente lucido Ando che comanda svolte con sicurezza e senza le sue solite e quasi proverbiali incertezze geografiche.

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Arriviamo davanti al lago nei pressi di uno scivolo di alaggio e scarichiamo il materiale in presenza di alcuni astanti che hanno deciso di trascorrere il pomeriggio sul lungolago. Pazientemente Ando e Red rispondono alle domande dei curiosi, senza smettere di montare e controllare l’attrezzatura. Una volta pronti spostiamo il furgone in palese divieto di sosta ma confortati dal proprietario del campeggio che ci concede di lasciare il Nautilus bellamente davanti al cancello del camping. Controlli a secco e finalmente saltiamo in acqua.

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Bubble check e qualche bestemmia di Tato che ha la GoPro che insiste a dire che non ha inserito l’SD quando l’SD è inserita! Oggi niente filmati e foto e purtroppo l’inutile GoPro finisce nella tasca destra di Tato.. OK. Pollice verso e si scende. In quel punto il lago ha un fondale estremamente basso e, per raggiungere i 10 m di profondità pianificati per risalire verso nord-est, percorriamo diverse centinaia di metri. Quando raggiungiamo la profondità stabilita, ci mettiamo in formazione serrata: Ando in centro a gestire la rotta, Red alla sua sinistra e Tato alla sua destra. Evidentemente Ando ha montato sullo scooter un pulsante turbo (stile Fast&Furious) perchè parte a velocità warp, costringendo gli altri componenti della squadra a qualche aggiustamento della propria velocità. Procediamo su un fondo fangoso interrotto solo da qualche chiazza di alghe. Ando, che segue fedelmente la bussola, ci porta su un tratto più profondo e il fondo scompare lentamente dissolvendosi in un nulla uniforme. Poco dopo il fondo si ripresenta e sorvoliamo alcuni corpi morti con delle catenarie disseminati in uno spettrale disegno irregolare sul fondale. Dopo una ventina di minuti di navigazione, poco interessante, ma piacevole sia per visibilità che per temperatura, Ando segnala uno stop e, spenti gli scooter, risaliamo cautamente verso la superficie, seguendo il fondo che sale con una lentezza esasperante. Frangiamo la superficie liquida con le teste incappucciate dal neoprene proprio davanti il molo previsto. Siamo sul punto deciso per iniziare la parte profonda dell’immersione. Scendiamo affiancati con l’ausilio degli scooters, seguendo il fondale che degrada lentamente e, dopo un paio di stop da parte di Ando che ha problemi a compensare, raggiungiamo i 50 metri pianificati. Viriamo decisi di nuovo verso nord–est aspettando di incrociare la barca a vela descritta da Ando, ma davanti i nostri occhi solo un’inattesa spianata di fango desolante. Qualche minuto e Tato interroga Ando che, anche se perplesso, è fortemente deciso ad individuare la barca. Riparte con ancor più determinazione di prima. Tato e Red sono costretti a tirare gli scooter a palla per stargli dietro (*aggiungendo anche qualche pinneggiata integrativa). Alla fine, dopo diversi minuti, ecco apparire l’agognato natante. Bella vista. Coricata sulla murata di babordo, giace candida proprio ad indicare l’inizio della parete rocciosa e verticale, proprio come descritto da Ando. Suggestive due cime che svettano verso la superficie perfettamente parallele e verticali. Qualche attimo a curiosare nel relitto e partiamo lungo la parete, decisi a sfruttare il tempo residuo concessoci dai gas di Red nell’ esplorazione di questa parete che si preannuncia davvero spettacolare. Le premesse sono confermate. Più avanziamo e più la parete diventa interessante, in alcuni tratti delle vere “fette” di parete si staccano come enormi scaglie di grana dalla forma. Poi si mette perfettamente verticale ed è uno spettacolo alzare lo sguardo per poi lasciarlo scorrere sino verso il nero in cui la parete si perde. In altri tratti la parete diventa negativa e troviamo un “tetto” che ricorda (in una scala più grande) le sporgenze che incontriamo solitamente a Tavernola tra le stazioni #5 e #6. Non possiamo trattenerci da scendere verso i 55 per godere la vista di quella perfetta forma naturale. Così netta e regolare da sembrare un' architrave di qualche tempio antico, dimenticata lì da qualche titano che l’ha posata a quella quota. Un ok con le torce e procediamo con la parete sempre alla nostra sinistra, in perfetta formazione. Incontriamo diverse reti disperse che scendono in verticale aggrappate alla roccia come dei tetri sudari; purtroppo tra le maglie di queste reti possiamo scorgere alcuni pesci che hanno perso la loro vita recentemente. Un vero peccato e, forse, potrebbe diventare un obbiettivo per la nostra attività con ghost fishing. In effetti la parete ospita una notevole quantità di pesce che, in più occasioni, ci scorre perpendicolarmente di fronte come una vera e propria cascata che scende in verticale. Le lame dei fasci luminosi delle nostre torce sembrano fendere quella che appare a tutti gli effetti una massa unica. Incontriamo diversi banchi di pesce che ripropongono la scena di questo nastro argenteo che scorre verso il fondo. Rapiti da queste immagini e dalla bellissima conformazione della parte che si gode appieno in una visibilità a cui non siamo abituati, veniamo ricondotti alla realtà dalla segnalazione di Red, che indica il raggiungimento del suo minimum gas. Iniziamo a risalire di quota secondo il profilo pianificato in precedenza sempre procedendo a nord-est, con la parete a sinistra. Giunti ai 21 Red esegue in cambio gas (*ma fatto bene-bene !!!) che a Tato e Ando è risparmiato grazie ai propri rebs. Una volta perfezionato lo switch, si inverte la rotta e si torna con la parete a destra. Per un incredibile coincidenza la parete termina in alto proprio secondo il profilo che siamo costretti a seguire, e così ci godiamo per diversi minuti lo spettacolo di quel tratto fangoso appena inclinato che s’interrompe per scendere verticale verso il nero. Ancora diversi banchi di pesce che sembrano “travasarsi” verso il fondo, cambiando direzione dall’ orizzontale al verticale, proprio sul taglio dell’inizio della parte. Immagine indimenticabile! Purtroppo altre reti (o forse i tratti più alti di quelle già incontrate) interrompono la regolarità dello spigolo netto che stiamo seguendo. Verso i quindici metri la parete ci lascia e finiamo sul un pianoro fangoso che percorriamo velocemente e senza interruzioni. Allo scadere delle tappe previste un gesto di Ando comanda la salita allo step successivo, sino ai 6 metri dove Red esegue lo switch all’ ossigeno (*sempre fatto bene-bene). Qualche minuto a cambiar gas e sistemare fruste ed erogatori, e ripartiamo verso sud-ovest. Il fondo è perfettamente orizzontale e solo la bussola di Ando ci consente una prua certa. Improvvisamente Red segnala l’esaurimento del suo scooter e, dopo qualche sorpresa iniziale, si attacca a Tato e il trenino così composto procede nuovamente. Dopo un pò di tempo il rimorchio cambia motrice e Tato guarda divertito Ando che trascina Red per il breve tratto restante sino al punto in cui ci siamo immersi.

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Usciamo nel buio della sera, dopo più di due ore di scooterata folle e veloce per circa 4,5 Km, un po’ stanchi ed incerti nel passo a causa del fondo basso e scivoloso e dell’oscurità. In pochi minuti portiamo tutto a secco e un Red felino è già con il furgone sullo scivolo. Smontiamo e carichiamo tutto con una certa fretta vista l’ora e partiamo verso il covo.

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Una rapidissima sosta all’ autogrill per approvvigionare qualche birra e qualche sacchetto di patatine per rifocillarci,  e via di corsa sino al covo. Nel rientro un bel debriefing esaustivo che si conclude con il proposito di tornarci con i restanti componenti del gruppo alla prima occasione… magari con un punto d’ingresso più vicino. Raggiunto il covo, si scarica tutto, soliti saluti e tutti a casa! Bellissima immersione in un posto nuovo ed in perfetta compagnia.

[*annotazioni disinteressate di Red]

Tato.