11/12/16 - Altri punti sulla mappa...

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Uno sguardo alla mappa del lago di Garda ed eccolo, all’improvviso si profila un nuovo itinerario.

Una splendida parete sommersa che sale dalle profondità del lago quasi a raggiungere la superficie quasi come se fosse un cordone ombelicale che le mantiene in contatto dalla creazione. La fantasia comincia a correre, chi avrà visitato questi luoghi, cosa nascondono….

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Passiamo all’azione. Ci troviamo al Covo alle 08:00 io e Tato. Cominciamo a caricare la furgonetta e siamo rapidamente in viaggio verso il lago di Garda. Arrivati sulla spiaggetta ci accoglie una giornata nebbiosa, senza sole e con una brezza fredda e fastidiosa. Nemmeno riusciamo a vedere l’isola che dovrebbe farci da primo punto di riferimento.

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Scherzando disegniamo con i quattro Suex XK 1 e le bombole decompressione una freccia che indica l’isola che non c’è. Coniamo la frase “il messaggio è chiaro seguire la freccia“ e pubblichiamo la foto su FB. Con tranquillità ci prepariamo per l’immersione. Tato chiama casa e, prendendosi un pò di respiro informa che saremo di ritorno alle 13:30. Mai previsione fu più lontana dalla realtà. Terminati i preparativi entriamo in acqua e scopro che Tato è diventato l’uomo “bolla”.

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Noiose, piccolissime ma continue bollicine escono in sequenza dalla valvola della stagna, dal primo stadio dell’ossigeno e dal primo stadio della frusta principale. Chiuso e riaperto il rubinetto quest'ultima si interrompe. Bene, il 33% delle perdite è risolto. Riflettiamo…e decidiamo di partire almeno per quella che è la prima tappa, il relitto dell’Airone. Da li avremmo almeno cercato la rotta che porta all’inizio della parete per un eventuale ritorno. Partiamo ma Tato resta regolarmente indietro. Mi dice di non correre? Ma se ho lo scooter sul 5??? ( scala da uno a dieci ). Beh, rallento a 4 ma il problema non si risolve. Provocatoriamente Tato mi dice di provare al andare al massimo. Eseguo l’ordine e Tato sparisce in pochi secondi nella mia scia. La prossima volta mi porterò gli specchietti retrovisori della moto per tenerlo sott’occhio :-))) Alla fine capisce. Il suo scooter di riserva non resta perfettamente nella sua scia e lo rallenta come un paracadute. Ripartiamo finalmente in perfetta simbiosi. Arrivato all’Airone tiriamo dritto ed in pochi minuti siamo in parete che si presenta nella sua imponenza. Lo sguardo verso il basso non ne vede la fine. Scende ben oltre i 100 metri. Ci troviamo a percorrerla intorno ai 57/59 metri sino al tempo pianificato. La parete è così bella, i gas così abbondanti che decidiamo di proseguire ancora per un totale di circa due chilometri dopo l’Airone. E’ infinita, non si interrompe mai. Giochi di luce bellissimi parzialmente stemperati dalla scarsa luce in superficie. Un sole brillante avrebbe reso l’atmosfera magica. Un ansa stretta e senza uscita è contornata sulla destra da un “panettone” la cui sommità è ben definita dai contrasti della luce verde che penetra dalla superficie. E’ il momento forse più emozionante! Al 67° iniziamo a risalire e poco dopo invertiamo la rotta. La cresta della parete a momenti alterni ci accompagna durante le tappe deco. Il posto deve essere molto pescoso ed un alto numero di reti abbandonate è la prova della presenza di molti pescatori. A volte ci troviamo a lottare contro un impreciso senso dell’orientamento che ci invita a dirigerci verso direzioni diverse da quelle indicate dalla bussola. Teniamo la barra del timone e l’ago della bussola fisso a 210°. Entriamo in una zona di basso fondale con parete sulla destra. Riconosciamo la tipologia della roccia e confidiamo di essere quasi arrivati alla nostra spiaggia. Tato decide di cambiare lo scooter che ormai è quasi scarico. Una manovra sicura che merita tuttavia qualche esercizio e ripartiamo.

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Poco dopo mettiamo la testa fuori dall’acqua. Ma che succede? Dove siamo finiti? Non si vede nulla. Una fitta nebbia ci impedisce di orientarci. Decidiamo di continuare per qualche decina di metri tenendo la spiaggia sulla nostra destra. Finalmente dopo un paio di minuti il paesaggio diventa vagamente familiare, poi... eccola, la nostra auto ci aspetta. Usciamo dall’acqua dopo 170 minuti. Ben oltre il tempo pianificato ma ne valeva la pena. Portiamo fuori tutta l’attrezzatura. Tato malauguratamente posiziona il suo amato reb vicino alla porta posteriore dell’auto e chiama casa per rassicurare tutti che stiamo bene. La chiamata arriva oltre 90 minuti dopo il pianificato. La telefonata assorbe quasi completamente la sua attenzione. Per fortuna perché almeno non si accorge che il suo reb, incautamente abbandonato vicino all’auto rotola giù per le scale a causa di un leggerissimo ma sufficiente contatto con la portiera del furgone. Le misure dei gradini consentono al reb di fare una capriola completa ed armoniosa. Nessun rumore, nessun impatto violento. Solo un elegante gesto atletico quasi a suggellare la conclusione di una splendida e memorabile immersione. Affamati ci dirigiamo ad un bar in zona. Birra, panino e poi via nel traffico domenicale particolarmente intenso per la festività infrasettimanale.

Un bel ricordo, una parete da rivedere….. molto presto.

Guardando la carta nautica eccoli, nuovi itinerari si profilano ….

Armando Frugatta

P.s. In realta' il reb ha rotolato rovinosamente lungo i tre gradini a causa della disattenzione di Ando (che apre le portiere come Peppone apre l'uscio della chiesa di Don Camillo) ma... tanto non e' il suo! :-) [Tato il redattore]


GAS: 18/45 EAN 50 O2

RT 172 minuti

DEPTH: 60 metri

TEMP: 9°C

DISTANZA PERCORSA: +6,5 Km